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Intervista alla Food Stylist Clara Campana

Oggi ho il piacere di intervistare Clara Campana, food stylist da circa 30 anni, che vanta collaborazioni importanti con grandi aziende alimentari e di ristorazione italiane e internazionali.

Entriamo subito nel vivo dell’intervista!

1) Ciao Clara, ti andrebbe di parlarci un po’ di te, di raccontarci il tuo lavoro? Cosa fa esattamente una food stylist?

Ciao a voi; volentieri vi parlo del mio lavoro, che è molto stimolante ed interessante, anche se faticosissimo, in certi casi.
Un Food Stylist in senso generale si occupa della preparazione del cibo perché sia fotografato/filmato a livelli professionali.
Quello di cui posso raccontarvi io riguarda però solo una ulteriore specializzazione, ed è relativo a chi come me lavora su committenza di un cliente, quindi si prende cura di un prodotto, che può andare dall’ingrediente base (pasta, olio, salumi, yogurt, ecc. ecc) a prodotto preparato ( ricette surgelate, prodotti panati, dolci industriali); dalla catena di fast-food all’elettrodomestico di cucina. Il mio campo è la pubblicità in senso lato, e non mi occupo di redazionali, cioè libri e riviste, se non in casi speciali.

2) Qual è il background di un food stylist professionista? Quanto tempo occorre per diventarlo?

Mah, i percorsi possono essere diversi; nel mio caso ho avuto la fortuna di essere assistente di una professionista di altissimo livello, e fino ad allora non avevo nessuna esperienza, solo un certo interesse per la cucina. Sono rimasta con lei per 8 anni, prima di cominciare da sola, e successivamente dopo un altro periodo di gavetta ho potuto considerarmi ed essere considerata una food Stylist.

3) Com’è cambiato il lavoro del food stylist negli anni? Quanto è necessario essere esperti di ristorazione?

Il lavoro è cambiato parecchio, innanzitutto ovviamente per le innovazioni tecnologiche, che danno la possibilità di intervenire tantissimo sullo scatto originale rendendo meno necessaria la precisione di un tempo; contemporaneamente si è evoluta una sensibilità relativa all’immagine che ci ha allontanato dall’esagerata perfezione a favore di una maggiore naturalezza in cui il “difetto” rende il piatto più appetitoso.
Nel mio campo commerciale non è assolutamente necessario essere esperti di ristorazione; serve sempre assorbire lo spirito del tempo, quindi guardare, informarsi, seguire le proposte degli chef va benissimo, ma in pubblicità alla fine si fa una cucina molto casalinga.

4) Parliamo di collaborazioni lavorative. Food stylist + fotografo rappresenta un connubio naturale e quasi inevitabile. Alla luce di questa considerazione, quanto è importante per te il feeling con il fotografo food con cui lavori?

Un buon feeling con il fotografo food è la base di un buon lavoro; quando si tratta di situazioni più creative in cui il ruolo dell’agenzia è minore in particolare è bene avere un gusto ed una sensibilità affine, per stimolarsi a vicenda. Spesso però in pubblicità è il cliente che decide il Food Stylist, ed è inoltre presente l’agenzia, quindi si tratta di un team più allargato che deve collaborare per arrivare al miglior risultato.

5) Cosa puoi dirci sulla gestione del cliente? Preferisci le persone propositive o quelle che lasciano carta bianca?

Secondo me non bisogna mai dimenticare che si lavora per il cliente; personalmente ho sempre qualche timore quando il cliente non dà indicazioni, perché il gusto quando si parla di cucina è talmente soggettivo, e il modo in cui si desidera comunicare il prodotto nasce da scelte di marketing di cui spesso non sono a conoscenza, che il rischio di prendere una strada che non soddisfa appieno il cliente è molto alto. Preferisco avere delimitato un largo territorio in cui muovermi insieme al fotografo.

6) Ti andrebbe di parlarci delle tecniche che prediligi? Dove trovi ispirazione per stimolare la tua creatività?

La mia creatività come dicevo si stimola guardando molto il lavoro degli altri, in particolare trovo utile curiosare nei lavori di altre zone del mondo.
Anche un bel giro al mercato, o nei supermercati quando sono all’estero…
Inoltre essendo la mia competenza molto tecnica, la mia creatività si esprime nella ricerca dei materiali, degli strumenti, nel trovare nuove soluzioni a vecchi problemi, nell’adattare vecchie soluzioni a nuovi problemi. Quindi anche un giro in un grande magazzino di bricolage mi può suggerire qualcosa.

7) Andiamo un po’ più nello specifico. Qual è il mood che prediligi in un set? Quale il piatto che preferisci preparare? Ma soprattutto, ti piace di più lo scatto realizzato in un’ambientazione suggestiva e creata ad hoc, o l’intramontabile sfondo bianco di uno still life puro?

Per il mio lavoro, soprattutto nelle confezioni, molto spesso capita di scattare su sfondi neutri; trovo questi scatti funzionali allo scopo, ma non posso dire che mi piacciano in sè; sono una strenua sostenitrice dell’importanza dell’ambientazione e ritengo che la ricerca dei props, in questi tempi abbastanza sottovalutata almeno nel mio ambito, sia fondamentale.
Non ho un piatto preferito, ma dopo tanti anni mi appassiona la possibilità di interpretare in maniera nuova qualcosa di già stravisto.

8) A volte i clienti restano sorpresi nel constatare che dietro ad un singolo scatto possono esserci anche più giorni di preparazione? Come spiegheresti questa cosa a chi sostiene che tutto sommato “parliamo solo di una foto”?

Per me i giorni di preparazione consistono in prove per cercare materie e le ricette giuste per un certo problema, nel cercare i fornitori di supporto, ordinare gli ingredienti perfetti, preparare le basi per rendere possibile il numero di scatti programmati, e prima ancora a volte ricercare delle suggestioni, mostrare degli esempi ai clienti, recuperare le attrezzature necessarie. Credo che chi non segue gli scatti sul set faccia fatica a capire, ma in genere chi assiste ad un lavoro si rende perfettamente conto, cominciando dall’importanza della spesa “giusta” e finendo dalla cura del piatto dopo che viene inquadrato.

9) Che impatto hanno (o hanno avuto) internet, e in particolare i social, nella tua carriera?

I social nessun impatto; non sono molto interessata e devo dire che non so dove troverei il tempo per gestirli.
Internet invece è molto utile, consente di fare ricerche a larghissimo raggio; ho una bella biblioteca di libri di cucina che non sfoglio più da anni. Tra i social, credo che Pinterest sia una buona base di partenza per certe cose, si trovano tutorial per tutto; naturalmente bisogna saperli selezionare, e sapersi concentrare su quello che serve davvero.

10) Raccontaci un aneddoto, una sfida lavorativa interessante.

Lavorare all’estero è molto interessante, ma a volte pone delle sfide nuove: giravamo a Miami uno spot di olio per il mercato italiano, e uno dei piatti da mostrare concordato con il cliente era un pesce arrosto, pensavamo ad un pagello. I pesci della Florida però non hanno nulla a che vedere con i nostri: trovammo un pesce rosso (del colore dei nostri pesciolini rossi da acquario) con in più una doppia fila di denti lunghissimi. Trovammo il modo di estrarre i denti, e di incollare la bocca; poi con una arrostitura mascherammo il colore. Restava un muso allungato e un aspetto di pesce da oceano, ma nessuno se ne accorse!

11) Prima di salutarci, vuoi dare un consiglio a chi pensa di intraprendere questo percorso?

Consiglio di considerare le caratteristiche che servono: creatività, interesse per il cibo, molta curiosità, elasticità per non fissarsi su quello che si sa già fare ma ripartire sempre da zero, resistenza alla fatica e buona salute, disponibilità al rapporto personale, capacità di organizzazione del lavoro…poi cercare qualcuno che gli permetta di vedere la vita del set, e che lo prenda come assistente per un certo periodo, ed avere la pazienza necessaria e l’umiltà per imparare: al giorno d’oggi in cui tutti sanno di cibo e di cucina, tutti hanno un’infarinatura di fotografia, tutti postano foto carine delle loro ricette la tentazione di pensare che sia un lavoro facile è forte, ma se si vuole arrivare ad una posizione consolidata bisogna mettere in conto un buon apprendistato.
Grazie a tutti per l’attenzione, e buon lavoro a tutti!

Grazie mille a te, Clara! 

 

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