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Intervista alla Food Stylist Emanuela Tediosi

Emanuela Tediosi è una food stylist impegnata nell’editoria e nella pubblicità.

Conosciamola meglio attraverso quest’intervista.

 

1)Ciao Emanuela, ti andrebbe di parlarci un po’ di te, di raccontarci il tuo lavoro? Cosa fa esattamente una food stylist?

Ho iniziato questo lavoro un po’ per caso ma ancora, a distanza di molto tempo, mi accompagnano l’entusiasmo e la curiosità iniziali. Il compito di un food stylist è quello di occuparsi dell’immagine del cibo, ovvero creare dei piatti fotograficamente belli anche se non necessariamente buoni da mangiare. L’importante è l’armonia della composizione con un occhio di riguardo all’aspetto cromatico.

2)Qual è il background di una food stylist professionista? Quanto tempo occorre per diventarlo?

E’ indispensabile amare il cibo e amare cucinare, credo che tutto cominci dal lì. Avere un buon senso estetico e capacità di abbinare i colori è altrettanto importante. Affiancarsi ad un professionista di talento e apprendere il più possibile fa il resto.

3)Com’è cambiato il lavoro del food stylist negli anni? Quanto è necessario essere esperti di ristorazione?

Quando ho iniziato a fare questo lavoro, i food stylist si contavano sulle dita di una mano, le foto si scattavano in pellicola e i tempi di produzione erano più dilatati. Con l’avvento del digitale c’è stata una rivoluzione che ha dato un’accelerata al modo di lavorare, poi è arrivato photoshop, uno strumento indubbiamente utile, l’importante è non farne un utilizzo spregiudicato.

Per un food stylist non è necessario essere esperti di ristorazione. Un sicuro punto di partenza è quello di avere delle basi di conoscenza culinaria. Alla tecnica poi si aggiungono curiosità e creatività che fanno la differenza.

4) Parliamo di collaborazioni lavorative. Food stylist + fotografo rappresenta un connubio naturale e quasi inevitabile. Alla luce di questa considerazione, quanto è importante per te il feeling con il fotografo food con cui lavori?

Come in tutti i lavori di squadra l’affiatamento è importante. Un buon feeling tra fotografo food e food stylist consente di lavorare in sinergia rendendo tutto più piacevole. Considerando anche che una giornata di lavoro può essere molto lunga.

5) Cosa puoi dirci sulla gestione del cliente? Preferisci le persone propositive o quelle che lasciano carta bianca?

Avere le idee chiare su un progetto è un necessario punto di partenza per il buon esito di un lavoro. Poi ci si può confrontare apportando modifiche estemporanee per ottimizzare il risultato finale.

6)Ti andrebbe di parlarci delle tecniche che prediligi? Dove trovi ispirazione per stimolare la tua creatività?

Preferisco sperimentare sempre cose nuove, nuovi materiali, spesso inconsueti e non edibili che possono sostituire ingredienti altrimenti deperibili sotto il calore delle luci fotografiche. Questo è più facilmente realizzabile in ambito pubblicitario. Nell’editoria invece la traccia è una ricetta che il lettore dovrà replicare e quindi il risultato finale dovrà essere il più possibile verosimile.

Per quanto riguarda l’ispirazione, mi capita anche di trovarla al momento della spesa, osservando la frutta e la verdura di una bancarella del mercato e partendo principalmente da un azzeccato abbinamento di colori degli ingredienti che comporranno un piatto. L’armonia è importante anche per lo sguardo.

7) Andiamo un po’ più nello specifico. Qual è il mood che prediligi in un set? Quale il piatto che preferisci preparare? Ma soprattutto, ti piace di più lo scatto realizzato in un’ambientazione suggestiva e creata ad hoc, o l’intramontabile sfondo bianco di uno still life puro?

Non c’è un mood particolare che prediligo. Mi piace variare, provare stili diversi. Sicuramente lo sfondo bianco riesce a dare un buon risalto alla preparazione mentre in un’ambientazione più suggestiva il cibo è meno protagonista ma diventa parte dell’insieme. Posso dire che amo meno il cibo fotografato dall’alto. Lo trovo meno interessante. Fra ciò che preferisco preparare ci sono senz’altro i dolci dove ci si può sbizzarrire con creme e glasse. E poi le gelatine, un trionfo di colori. Anche se sono i più difficili preparare perché, per un buon risultato, è importantissima la precisione nelle dosi di ogni ingrediente.

8) A volte i clienti restano sorpresi nel constatare che dietro ad un singolo scatto possono esserci anche più giorni di preparazione? Come spiegheresti questa cosa a chi sostiene che tutto sommato “parliamo solo di una foto”?

Bisogna ricordare che il lavoro del food stylist  inizia con la ricerca degli ingredienti giusti. Continua poi con la preparazione del prodotto, che spesso prevede trattamenti finalizzati ad ottimizzare il risultato. Ci vogliono tempo, trucchi, pinzette e tanta pazienza. Oltre all’esperienza e alla capacità di risolvere i problemi che si presentano sul set. Tutto questo rende il food stylist una figura importante e necessaria.

9) Che impatto hanno (o hanno avuto) internet, e in particolare i social, nella tua carriera?

La possibilità di avere un sito che mi rappresenta attraverso i miei lavori credo mi abbia dato una buona visibilità e la possibilità di creare nuovi contatti professionali. Per quanto riguarda i social, so di essere anacronistica, ma non li utilizzo. Forse prima o poi anch’io cederò…

10) Raccontaci un aneddoto, una sfida lavorativa interessante

Un lavoro realizzato con Pierpaolo Ferrari e Maurizio Cattelan per il New York Times. Si trattava di replicare un certo numero di ricette americane degli anni ’60 per ricostruire delle tavolate. Piatti molto elaborati come aspic e gelatine a più piani, torte multistrato, il classico pesce ricoperto di maionese ricostruito, anelli di riso, pie per terminare con aragoste dipinte con l’oro. Un lavoro molto impegnativo in termini di tempi di preparazione ma di grande effetto e soddisfazione finali.

11) Prima di salutarci, vuoi dare un consiglio a chi pensa di intraprendere questo percorso?

Questo lavoro visto dal di fuori appare bello ed allettante ma ci sono anche altri aspetti. Bisogna tener conto che è fisicamente faticoso, prevede molto tempo trascorso in piedi, orari spesso pesanti con giornate che iniziano presto e finiscono tardi e problematiche da risolvere che spesso sottopongono a stress. A parte ciò, è una professione appagante che stimola l’ingegno e la creatività ed ogni nuova situazione che si presenta diventa una sfida ad ottenere il risultato migliore.

 

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