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Intervista alla food stylist Paola Pozzi

La food stylist che ho il piacere di ospitare oggi nel mio blog è davvero una delle più importanti del panorama nazionale. Ha lavorato con brand del calibro di Coca-Cola, Rana, Buitoni, MC Donald’s, Barilla e tanti altri.

Scopriamo insieme cosa ha da raccontarci Paola Pozzi.

1)Ciao Paola, ti andrebbe di parlarci un po’ di te, di raccontarci il tuo lavoro? Cosa fa esattamente una food stylist?

Ciao Michelangelo. Innanzitutto grazie per avermi invitata!

Il mio rapporto con il cibo e con l’arte è iniziato ben presto, molto prima di intraprendere la carriera professionale. Anzi, oserei dire che la passione per la cucina è stata propedeutica e determinante per tutto il mio percorso di vita. Infatti sono sempre stata molto brava ai fornelli e nella preparazione dei piatti, anche dal punto di vista estetico.

Notando questa mia propensione, quando avevo 18 anni una giornalista amica mi indirizzò in uno studio di Milano che faceva foto di cibo.

Ho iniziato la collaborare occupandomi prevalentemente di redazionali, successivamente sono passata alla fotografia pubblicitaria, subito dopo ai video pubblicitari. Tutto ciò è accaduto prima di trovare una dimensione compiuta e definitiva come food stylist. Come vedi è un cerchio che si chiude alla perfezione!

Per rispondere alla seconda domanda posso dire che il lavoro di un food stylist è diverso a seconda della finalità che si intendono perseguire e del contesto in cui operi. Faccio qualche esempio.

Se lavori per un giornale hai il compito di illustrare “semplicemente” in modo carino una ricetta.

Quando invece fai una pubblicità devi cercare le formule più idonee a rappresentare un prodotto nel modo migliore possibile per ottenere un feedback positivo da chi la guarderà. Detta così sembra semplice, ma la verità è che in questo secondo caso entrano in gioco meccanismi di persuasione e di marketing, che vanno ben oltre la semplice presentazione di un piatto.

Il risultato ottimale è dato dalla combinazione di prodotto, ambientazione, e foto. Ognuno di questi elementi è indispensabile.

2)Qual è il background di una food stylist professionista? Quanto tempo occorre per diventarlo?

Posso fare riferimento al mio background, che ti ho raccontato in precedenza, e dirti che questo lavoro, se fatto bene, ha bisogno di competenze trasversali, che spaziano dalla fotografia al marketing per arrivare a tutto quello che ruota intorno al food.

Non è certamente un lavoro in cui ci si può adagiare o cullarsi sugli allori, anzi, ci sono ogni giorno nuove sfide da affrontare; soprattutto perché il mercato e le sue necessità cambiano continuamente. Al giorno d’oggi, ad esempio, l’immagine del food è differente rispetto al passato, è molto più fresca e rispondente al vero.

Per quel che concerne le tempistiche ovviamente dipende da quanto, e soprattutto con chi, lavori. Se hai la fortuna di essere operativo e sperimentare tutti i giorni, magari collaborando con professionisti di un certo livello, i tempi si accorciano notevolmente.

In ogni caso siamo nell’ordine degli anni. Non si diventa food stylist in un giorno o qualche settimana.

3)Com’è cambiato il lavoro del food stylist negli anni? Quanto è necessario essere esperti di ristorazione?

In realtà sono convinta che i mutamenti riscontrati fino a questo momento siano tutt’altro che terminati, è un lavoro in continua evoluzione, che sta ancora cambiando.

Agli occhi di un osservatore più superficiale potrebbe sembrare un lavoro meno “impostato” rispetto al passato; ma non dimentichiamo che si tratta comunque di una professione estremamente tecnica. Ciò è ancor più vero se pensiamo che oggi devi essere in grado di risolvere a monte le problematiche di un piatto tendenzialmente molto più destrutturato e complesso di quanto non fosse anni addietro.

Conoscere la cucina può essere sia un limite che un vantaggio, perché se da un lato ti consente di percorrere strade note ed evitare brutte sorprese, dall’altro può condizionare il giudizio strettamente tecnico/artistico che dovrebbe competere ad un food stylist.

4) Parliamo di collaborazioni lavorative. Food stylist + fotografo rappresenta un connubio naturale e quasi inevitabile. Alla luce di questa considerazione, quanto è importante per te il feeling con il fotografo food con cui lavori?

La sinergia tra food stylist e fotografo food è davvero fondamentale, soprattutto in relazione al risultato che si vuole ottenere.

Banalmente possiamo dire che ogni professionista ha le proprie preferenze ed il proprio background, ciò condiziona inevitabilmente il suo operato. Quindi ci sono fotografi più “adatti” per un determinato scatto ed altri che preferirebbero ambientazioni o contesti differenti.

Ciò da cui non si può prescindere, a mio avviso, è l’amore per il cibo. Food photographer e food stylist devono avere necessariamente questa caratteristica comune per ottenere un buon risultato!

5) Cosa puoi dirci sulla gestione del cliente? Preferisci le persone propositive o quelle che lasciano carta bianca?

Naturalmente i lavori in cui il cliente è più emancipato e consapevole (quindi ti lascia carta bianca) sono i più divertenti dal mio punto di vista.

Devo dire che anche in questo caso dipende molto dalla tipologia di lavoro e dalla squadra che ha strutturato il progetto. Mi capita spesso di lavorare per grandissimi brand, in queste circostanze prima di arrivare allo scatto c’è tutto un pensiero alle spalle: agenzia di comunicazione, idea di marketing, risultati attesi ecc. Quindi il mio compito è quello di rendere concreta e perfettamente attuata la loro idea.

Anche le altre figure professionali coinvolte giocano un ruolo importante e sono diverse tra loro. Ad esempio i registi lasciano molta libertà d’azione, mentre i fotografi sono spesso parte attiva del processo decisionale e creativo.

6)In definitiva il lavoro del food stylist è tutta tecnica o anche  creatività?

La tecnica è fondamentale, imprescindibile, ma una grossa parte è composizione, senso del gusto, armonia.

La tecnica fa si che la composizione sia perfetta, tutto il resto la rende magica, emozionante!

Ad esempio non posso fare a meno di notare che nel mondo delle food blogger non c’è ancora un’adeguata consapevolezza di quanto siano importanti le conoscenze tecniche di base, ma si punta tutto sulla creatività.

7) Andiamo un po’ più nello specifico. Qual è il mood che prediligi in un set? Quale il piatto che preferisci preparare? Ma soprattutto, ti piace di più lo scatto realizzato in un’ambientazione suggestiva e creata ad hoc, o l’intramontabile sfondo bianco di uno still life puro?

Non c’è una risposta sempre valida. Dipende tutto dalle sensazioni che vuoi trasmettere, dall’oggetto della fotografia, dalla tipologia di messaggio che desideri comunicare al pubblico.
In alcuni contesti l’ambientazione è indispensabile, altre volte ci sta decisamente meglio uno sfondo bianco, pulito.

Di certo uno scatto ambientato è molto più difficile dal punto di vista tecnico, proprio perché il contesto ti mette di fronte situazioni impreviste e difficili da gestire. Ti faccio un esempio che forse rende meglio l’idea. Una volta mi è capitato di dover preparare lo scatto di una grigliata ambientata in un prato, all’aperto, in un luogo pubblico.

Se quello stesso scatto fosse stato realizzato in uno studio forse avremmo impiegato tanto tempo in meno ma il risultato di certo non sarebbe stato  ugualmente coinvolgente.

8) A volte i clienti restano sorpresi nel constatare che dietro ad un singolo scatto possono esserci anche più giorni di preparazione? Come spiegheresti questa cosa a chi sostiene che tutto sommato “parliamo solo di una foto”?

Lo si può spiegare in un solo modo: mostrando loro la concretezza del nostro operato, che deriva da anni e anni di esperienza e si traduce in un risultato perfetto rispetto alle loro aspettative e necessità.

In ogni caso la chiave di tutto resta nella fiducia reciproca. Senza fiducia è difficile essere produttivi e anche i risultati ne risentono.

9) Che impatto hanno (o hanno avuto) internet, e in particolare i social, nella tua carriera?

Devo confessare che per molti anni non ho avvertito la necessità di comunicare online, beneficiando della grande considerazione e stima dei colleghi che mi conoscono da sempre, oltre che dei tanti risultati ottenuti sul campo.

Oggi mi rendo conto che non si può fare a meno di sfruttare determinate opportunità e dinamiche. Anche perché, come dicevo poc’anzi, noto alcune mancanze nella comunicazione food fatta online. Tante food blogger hanno fantastiche idee, eccellente manualità, grande dinamismo e presenza scenica, ma peccano di conoscenze strettamente tecniche.

Credo e spero che il mio contributo in questo panorama possa essere d’aiuto. Inoltre mi piace mettermi sempre in gioco, e vivo questo passaggio come una nuova stimolante sfida da affrontare.

10) Raccontaci un aneddoto, una sfida lavorativa interessante

Te ne racconterò due. Nel primo richiamo ancora una volta la fiducia, che prima ho detto essere indispensabile.

In una circostanza mi è capitato di comprare e testare una marea di ingredienti e/o accessori per una cliente che mi aveva chiesto di lavorare sul suo packaging. Alla fine per il mio lavoro tra tutta quella roba ho usato esclusivamente un fiore ma il risultato è stato eccellente.

Un simile investimento di risorse e tempo non sarebbe mai stato possibile se non avessi avuto la fiducia della mia cliente.

Un altro momento interessante è stato quello in cui abbiamo girato uno spot di Giovanni Rana per il mercato americano. Qui non c’è un vero e proprio aneddoto di fondo, ma ti posso garantire che lavorare negli USA è una grande esperienza di per sé, ogni cosa va a mille. È stato davvero un tour de force!

11) Prima di salutarci, vuoi dare un consiglio a chi pensa di intraprendere questo percorso?

Per fare questo lavoro servono tempo passione ed entusiasmo, perché si tratta di un percorso lungo e difficile. Il consiglio migliore che mi sento di dare è quello di provare in tutti i modi a lavorare con un professionista esperto, per accorciare i tempi di apprendimento ed imparare a gestire ogni situazione.

Quando una giornata lavorativa costa all’azienda 300.000 euro, e tu sei una parte di quel costo, sai che devi portare a casa il risultato, senza se e senza ma. Le pressioni, lo stress e le aspettative sono alte, ecco perché conviene imparare a gestirle per tempo.

 

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