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Intervista alla food stylist Sandra Longinotti

Giornalista, blogger e food stylist, Sandra Longinotti è impegnata da molti anni nel mondo dell’editoria food. Collabora con importanti magazine italiani e cura diverse rubriche di cibo e vini.

Vediamo cosa ci racconta di lei!

 

1) Ciao Sandra, ti andrebbe di parlarci un po’ di te, di raccontarci il tuo lavoro? Cosa fa esattamente un/una food stylist?

Per praticità parlerò della professione al femminile ma ci sono anche uomini, seppur in minima parte, che ne fanno il proprio lavoro.
La food stylist è la redattrice del cibo, la sua “mission” è rendere bella e appetibile l’immagine di un piatto o di un ingrediente da pubblicare su una rivista o un libro o una pubblicità cartacea o digitale, o da riprendere in un video.

2) Qual è il background di una food stylist professionista? Quanto tempo occorre per diventarlo?

Di solito l’aspirante food stylist fa da assistente a una food stylist esperta fino a quando non si sente pronta. A volte per “farsi la mano” basta qualche mese, a volte non capita mai che le venga riconosciuta un’adeguata preparazione per affidarle un servizio, a volte salta la gavetta e inizia subito senza passare dal ruolo di assistente come è successo a me. Quest’ultima può sembrare la situazione più favorevole ma racchiude l’impasse di bruciarsi al primo servizio e sicuramente non facilita perché non c’è nessuno che ti insegni nulla, d’altra parte aiuta a non essere influenzati dalla mano di qualcun altro, troppe volte ho visto assistenti scimmiottare lo stile della food stylist che avevano affiancato, ma forse perché non avevano la capacità di farsi una visione propria.

3) Com’è cambiato il lavoro del food stylist negli anni? Quanto è necessario essere esperti di ristorazione?

La cosa più importante è fare questo lavoro con passione, l’unica leva che mantiene viva quella curiosità che porta a fare una ricerca continua e a essere sempre informati. Gli chef sono diventati bravissimi nel food styling, ma un food stylist che vuole restare riconoscibile deve sempre filtrare le tendenze attraverso la propria visione e mantenere il proprio stile per non rischiare di omologarsi.

4) Parliamo di collaborazioni lavorative. Food stylist + fotografo rappresenta un connubio naturale e quasi inevitabile. Alla luce di questa considerazione, quanto è importante per te il feeling con il fotografo food con cui lavori?

È fondamentale che ci sia una visione condivisa, meglio ancora se si crea un grande affiatamento sia col fotografo food che con la props stylist, la persona che si occupa della ricerca degli oggetti per il set, che a seconda del tema e di come si vorrà impostare il servizio potranno cambiare sensibilmente da uno shooting all’altro.

5) Cosa puoi dirci sulla gestione del cliente? Preferisci le persone propositive o quelle che lasciano carta bianca?

Sicuramente carta bianca, ma mi piace anche confrontarmi con le persone, chiunque può apportare buone idee, l’importante è entrare in sintonia con un obiettivo condiviso.

6) Ti andrebbe di parlarci delle tecniche che prediligi? Dove trovi ispirazione per stimolare la tua creatività?

Ho scelto fin dall’inizio di non usare tecniche in favore di una mano naturale.
Non uso colle e tinture anche se ci sono piccole accortezze naturali che mi aiutano a esaltare la bellezza di alcuni ingredienti.
La creatività? È un dono che hai dentro, l’ispirazione per me è ovunque, anche nelle strisce pedonali, è solo il proprio occhio che le filtra diversamente trasformandole in qualcosa di commestibile e piacevole alla vista.

7) Andiamo un po’ più nello specifico. Qual è il mood che prediligi in un set? Quale il piatto che preferisci preparare? Ma soprattutto, ti piace di più lo scatto realizzato in un’ambientazione suggestiva e creata ad hoc, o l’intramontabile sfondo bianco di uno still life puro?

Più di vent’anni fa, quando ho iniziato a lavorare come food stylist, tutto doveva essere quasi perfetto, soprattutto la pubblicità mentre la mia è una mano minimale ma naturale, mi piacciono le immagini pulite ma imperfette. Non ho preclusioni, mi annoio facilmente e per questo amo cambiare e osare. Una location può aggiungere un’atmosfera unica a un servizio ma anche uno shooting con una particolare tecnica fotografica acquisisce un carattere unico. Niente è per me definitivo fino a quando non viene trasformato in scatto, tanto che mi capita di cambiare al momento una mia ricetta, magari per adeguarla a un recipiente insolito che ha senso inserire sul set.

8) A volte i clienti restano sorpresi nel constatare che dietro ad un singolo scatto possono esserci anche più giorni di preparazione? Come spiegheresti questa cosa a chi sostiene che tutto sommato “parliamo solo di una foto”?

Mostrandogli la differenza fra una foto e l’altra. Spesso chi non fa questo mestiere non nota particolari che a me saltano subito all’occhio, ma si sorprende e capisce quando riesce a vederli a sua volta.

9) Che impatto hanno (o hanno avuto) internet, e in particolare i social, nella tua carriera?

Ottimo, il web è un luogo meraviglioso se ti ci sai orientare. Io mi ci trovo benissimo, ho aperto il mio blog nel 2009 e poco dopo i miei account sui principali social che sono fondamentali e di grande stimolo. Mi sono ritrovata a dover migliorare le mie capacità fotografiche e a occuparmi del set, mi piace molto ma il risultato che si riesce a ottenere insieme ad altri due professionisti (fotografo e props stylist) con cui si è in sintonia è qualcosa di speciale.

10) Raccontaci un aneddoto, una sfida lavorativa interessante.

Uno spot televisivo. Lo storyboard era una festicciola per bambini, e fra le altre cose dovevo preparare una crostata che aveva un ruolo fondamentale nella storia. Giravamo in un teatro fuori mano lontano da qualsiasi negozio, mi avevano rassicurato sulla disponibilità di una cucina con tutto l’occorrente, ma quando sono arrivata ho avuto una brutta sorpresa: mi aspettava un cucinotto microscopico con una vecchia cucina economica col forno a gas senza termostato, che già mi preoccupava parecchio, ma la cosa peggiore era che mancava anche la griglia!
Mi sono arrabattata improvvisando un piano di lavoro sufficientemente ampio in mezzo agli stand delle vestiariste, sono riuscita a sollevare la crostata dal fondo del forno appoggiandola in equilibrio su un paio di pentole, e come per magia è cotta perfettamente. Mi sono chiesta più volte come sia stato possibile, e non escludo che qualcuno abbia guardato giù…

11) Prima di salutarci, vuoi dare un consiglio a chi pensa di intraprendere questo percorso?

Non smettere mai di imparare, pensare che si può sempre fare meglio e non copiare, ma lasciare emergere il proprio stile.

 

Altri contatti di Sandra: 

https://twitter.com/s_longinotti
https://www.instagram.com/s_longinotti/

 

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