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Intervista alla food stylist Alexandra Olenina

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Intervista alla food stylist Alexandra Olenina

1) Ciao Alexandra, ti andrebbe di parlarci un po’ di te, di raccontarci il 
tuo lavoro? Cosa fa esattamente un/una food stylist?

Principalmente il lavoro di un food stylist consiste nel creare un piatto bello e appetitoso per foto o video pubblicitari; ma non solo, un food stylist si occupa di tutto ciò che riguarda il cibo su un set. Prima delle riprese ci occupiamo della ricerca di ingredienti (a volte anche rari o molto particolari), a volte proponiamo anche delle ricette e poi sul set cuciniamo i piatti che verranno fotografati oppure ci occupiamo del “trucco e parrucco” di prodotti già pronti o ingredienti protagonisti che necessitano di essere trattati in modo adeguato prima di essere immortalati.

2) Qual è il background di una food stylist professionista? Quanto tempo 
occorre per diventarlo?

Ognuno di noi ha un background diverso ed è esattamente questo a rendere ogni food stylist unico nello stile e nelle tecniche di lavoro. Ad esempio io vengo dalla Russia e sicuramente questo mi rende diversa da qualsiasi altro food stylist in Italia – il modo di pensare, la cultura culinaria ecc. Non esistono delle vere e proprie scuole di food styling quindi ognuno di noi mette le varie esperienze acquisite nell’arco della propria vita nei suoi lavori: arte della cucina, fotografia, marketing, organizzazione dello shooting, moda, scienze – ti serve un po’ di tutto. Non basta saper cucinare, è un lavoro complesso in cui non si smette mai di imparare e ci vogliono anni di esperienza per definirsi un vero food stylist.

3) Com’è cambiato il lavoro del food stylist negli anni? Quanto è 
necessario essere esperti di ristorazione?

Il lavoro del food stylist è in continua evoluzione: cambiano le tendenze culinarie, artistiche e anche il modo di mangiare. Anche il mondo delle tecnologie fotografiche non si ferma mai.
Non è determinante essere un esperto di ristorazione, è più importante essere curiosi e avere gli occhi sempre aperti. Non bisogna limitarsi e prendere ispirazione solo dalle grandi creazioni degli chef stellati, a volte anche i panini del bar dietro casa possono dare uno spunto interessante per imparare qualche cosa di nuovo.

4) Parliamo di collaborazioni lavorative. Food stylist + fotografo 
rappresenta un connubio naturale e quasi inevitabile. Alla luce di 
questa considerazione, quanto è importante per te il feeling con il 
fotografo food con cui lavori?

L’intesa con il fotografo è una delle cose più importanti sul set. Secondo me è importante essere in grado di accordarsi agevolmente per avere una visione comune dello scatto e della metodologia di lavoro. Mi piace quando nel team ogni membro si rende responsabile della propria specialità ma allo stesso tempo è aperto ai consigli e alle idee di tutti gli altri. Queste sono le condizioni ideali per un ottimo lavoro.

5) Cosa puoi dirci sulla gestione del cliente? Preferisci le persone 
propositive o quelle che lasciano carta bianca?
Generalmente preferisco i clienti propositivi, lavori basati su layout precisi, strategie di marketing ben definite e immagini di reference a cui attenersi. In questo modo è molto più facile capire i gusti del cliente e soddisfare le sue richieste.
Altre volte invece è molto interessante anche avere carta bianca e oltre ad affidarsi alle capacità tecniche entra in gioco la creatività. In questa situazione il mio lavoro prende toni più “artistici”, anche se spesso comporta degli allungamenti ai tempi dello shooting e si finisce per provare e riprovare diverse soluzioni prima di raggiungere il risultato desiderato. Forse la situazione ideale è un cliente con idee chiare ma che comunque si fida del team lasciando margine per la creatività.

6) Ti andrebbe di parlarci delle tecniche che prediligi? Dove trovi
ispirazione per stimolare la tua creatività?

Mi piace quando è possibile mischiare tecniche differenti e quando il confine tra il mondo del food e quello di altri settori si sovrappongono. Mi piace sperimentare con tecniche non culinarie, usare fantasia e creatività e fare un po’ anche il lavoro dell’attrezzista (creare supporti, meccanismi ecc). L’ispirazione si trova un po’ ovunque: leggendo un libro, guardando una serie televisiva, vedendo qualcosa in un negozio di bricolage o al mercato. Faccio foto o prendo appunti quando vedo una cosa curiosa o potenzialmente utile. Una volta in un ristorante ho chiesto se potevo portare via le tovagliette di carta sui tavolini, perché qualche giorno dopo uno dei miei clienti avrebbe avuto bisogno della carta di quel colore per uno shooting.

7) Andiamo un po’ più nello specifico. Qual è il mood che prediligi in
un set? Quale il piatto che preferisci preparare? Ma soprattutto, ti
piace di più lo scatto realizzato in un’ambientazione suggestiva e
creata ad hoc, o l’intramontabile sfondo bianco di uno still life puro?

Preferisco lo stile moderno, il dinamismo e adoro i contrasti di colore, ma adoro anche la pulizia del minimal dove a distinguersi sono pochi dettagli, ma impeccabili.
Trovo interessante lavorare su un set dove prodotti come vestiti, gadget tecnologici o gioielli vengono rappresentati attraverso il cibo.

Ancor più che cucinare in senso letterale mi piace “costruire” i miei lavori, tra le mie preparazioni preferite ci sono ad esempio panini, sandwich o hamburger dove serve comporre strato dopo strato, facendo attenzione a rendere giustizia ad ogni ingrediente oltre al piatto nel insieme.

Fare un’ambientata è sempre una sfida interessante, servono mille occhi per occuparsi di ogni singolo dettaglio senza mai perdere di vista il quadro generale. Io comunque preferisco lo still life dove l’attenzione dello spettatore è focalizzata su un solo prodotto, ma perfetto.

8) A volte i clienti restano sorpresi nel constatare che dietro ad un
singolo scatto possono esserci anche più giorni di preparazione? Come
spiegheresti questa cosa a chi sostiene che tutto sommato “parliamo solo
di una foto”?

Capita con chi per la prima volta si cimenta nella creazione di foto o video professionali per i propri prodotti. Inizialmente alcuni clienti rimangono sorpresi dell’attenzione che il fotografo ed io mettiamo in operazioni come il “casting” per la scelta delle foglie di insalata più belle o il posizionamento meticoloso di un chicco di caffè, ma nel momento in cui si passa al primo scatto tutti i nostri sforzi diventano evidenti e viene apprezzata l’importanza che diamo ad ogni piccolo dettaglio.

9) Che impatto hanno (o hanno avuto) internet, e in particolare i
social, nella tua carriera?

Sono nata nel 1988, quindi sono cresciuta con internet e con i social. Il ruolo di internet senza dubbio è determinante per far conoscere il proprio lavoro, per documentarsi o per la condivisione delle proprie esperienze.
La mia professione senza internet non l’ho mai conosciuta (se non dai racconti dei colleghi più esperti) e non riesco proprio ad immaginarla.

10) Raccontaci un aneddoto, una sfida lavorativa interessante.

Una delle cose più divertenti è sempre quella di dover “adattare” dei prodotti. Una volta avevamo sul set solo delle pesche bianche molto acerbe mentre per lo scatto servivano delle belle pesche gialle mature, così scelta una foto di riferimento mi sono armata di coloranti alimentari e un set di pennelli. Dopo un po’ di lavoro avevamo una bella pesca gialla matura e appetitosa.

11) Prima di salutarci, vuoi dare un consiglio a chi pensa di 
intraprendere questo percorso?

Siate aperti a tutto, traete ispirazione da ogni esperienza vicina al mondo della cucina. Siate sempre pronti ad imparare da chi è più esperto ma non abbiate paura di fare le vostre scelte e mettete una parte di voi in ogni lavoro. Non occorre essere uno chef stellato ma saper cucinare bene e soprattutto conoscere gli ingredienti. Sicuramente avere un po’ di esperienza sulle varie cucine mondiali è sempre un punto a favore.

 

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