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Intervista alla food stylist Ottavia Sardo

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Intervista alla food stylist Ottavia Sardo

1) Ciao Ottavia, ti andrebbe di parlarci un po’ di te, di raccontarci il 
tuo lavoro? Cosa fa esattamente una food stylist?

Ciao Michelangelo, con piacere e spero tanto di non essere noiosa.
Il lavoro di una food stylist è quello di fare il make-up  al cibo e di renderlo per
la  foto esteticamente bello e appetitoso. Tutto questo combattendo contro la natura: dall’avvizzimento all’ossidazione, etc

2) Qual è il background di un food stylist professionista? Quanto tempo 
occorre per diventarlo?

L’elemento base da cui partire è sicuramente la passione che va sommata al senso estetico
alla sperimentazione continua, allo studio delle materie e alla curiosità.

A mio parere è un mestiere da imparare “a bottega”: bisogna affiancarsi, per 4-5 anni ca, ad un professionista di lunga esperienza che dia la possibilità di crescere e frequentare piu’ set possibili per lavorare in situazioni varie e diverse.
L’umiltà è cmq elemento fondamentale per imparare e crescere: anche i grandi cuochi hanno pelato patate agli inizi.

 

3) Com’è cambiato il lavoro del food stylist negli anni? Come sono  
cambiate le campagne pubblicitarie negli anni dal punto di vista del 
food stylist?

Era e resta sempre un lavoro prettamente” homemade” nel senso che l’immagine ha subito  la moda, ma l’attenzione e l’impegno della food stylist nella realizzazione dello scatto sono rimaste le stesse. Come in tutti gli ambiti, il gusto estetico è cambiato,  e continuerà a farlo ma l’attenzione e l’impegno rimangono gli stessi. Ultimamente sono molto cambiate le tempistiche: tutto è più veloce a volte contratto.

4) Parliamo di collaborazioni lavorative. Food stylist + fotografo 
rappresenta un connubio naturale e quasi inevitabile. Alla luce di 
questa considerazione, quanto è importante per te il feeling con il 
fotografo food con cui lavori?

 

Il feeling con il fotografo è molto molto  importante; perché influisce sia sullo svolgimento del lavoro che sul risultato.
Insomma   deve funzionare come  in un matrimonio  felice che genera pargoli felici.

 

5) Cosa puoi dirci sulla gestione del cliente? Preferisci le persone 
propositive o quelle che lasciano carta bianca?

Il dialogo con il cliente  o agenzia per la food stylist è fondamentale: da lì inizia il processo di conoscenza
del prodotto che poi si approfondisce con la sperimentazione.

Se ho capito bene la domanda direi: propositive, anche se in pubblicità si deve rispettare il layout

 

6) Ti andrebbe di parlarci delle tecniche che prediligi?     

 

Adoro la sperimentazione. Infatti la mia cucina è una fonte di grande sperimentazione fino ad ottenere il  risultato migliore.
Dove trovi 
ispirazione per stimolare la tua creatività?
Viaggiando spesso  sugli aerei, sfoglio tantissime riviste internazionali di food  che mi aiutano a stimolare la mia creatività; ma l’ispirazione in generale mi arriva dall’armonia e dalla bellezza.

 

7) Andiamo un po’ più nello specifico. Qual è il mood che prediligi in 
un set?

La collaborazione e la proposità
Quale il piatto che preferisci preparare?

Mi divertono i piatti svecchiati come ad esempio  ” pasta e riso” presentati in piatti da  designer.
Ma soprattutto, ti 
piace di più lo scatto realizzato in un’ambientazione suggestiva e 
creata ad hoc, o l’intramontabile sfondo bianco di uno still life puro?
Preferisco il suggestivo creato ad hoc

8) Come spiegheresti a un profano che dietro ad un singolo scatto a 
volte possono esserci anche più giorni di preparazione?

Di immaginare una donna assonata appena uscita dal letto, che deve sposarsi.
Deve apparire bellissima, quindi deve indossare l’abito e truccarsi per risplendere nel giorno più importante della sua vita.

 

9) Che impatto hanno (o hanno avuto) internet, e in particolare i 
social, nella collaborazione fotografo food e food stylist ?

I social in questo momento rivestono un ruolo di massima importanza, le foto primeggiano  come prime
donne e danzano come se fossero al party del 18 compleanno.
Insomma devono essere sempre freschi e apparire come la diciottenne.

 

10) Ti andrebbe di parlarci della figura del food stylist in merito alle 
campagne pubblicitarie prima dell’arrivo del digitale?

 

In passato era più complicato  lavorare in pellicola e i tempi  per le foto erano più lunghi;
ma diciamo che la figura della food stylist è rimasta invariata.

Lo scatto finale doveva rispecchiare il mood e il  layout, se c’era una imperfezione bisognava
ricominciare da capo  come se fosse il primo giorno.

11) Raccontaci un aneddoto, una sfida lavorativa interessante.

Gli aneddoti potrebbero essere milioni:  dai polli grinzosi trasformati in polli lucidi e levigati con spray ,
sogliole piatte miracolosamente inciccionite, bastoncini di pesce perfettamente rettangolari  e dorati  che non si imbarcano
con le alte temperature, ma resta sempre quel segreto professionale.

12) Prima di salutarci, vuoi dare un consiglio a chi pensa di 
intraprendere questo percorso?

Il mio consiglio è di sperimentare sempre con tanta pazienza

 

 

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