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Intervista a Chris Oberhammer

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Intervista a Chris Oberhammer

Salve chef! Sono davvero onorato di poterla intervistare, Le va di descriversi in poche righe?

Buon giorno. Sono Chris e lavoro in cucina da quando sono bambino. Mi ritengo una persona molto semplice e nel stesso tempo complicata. Sono altoadesino é vivo nella zona più al nord del Italia. In montagna dunque. In mezzo alle Dolomiti. Ho 45 anni e non ho mai smesso di cucinare.
Da tanti anni, oramai da 17 anni, lavoro nel mio ristorante, il Ristorante Tilia é proprio qui che mi sento bene, al mio posto di lavoro. Posto in qui creo, vivo e sviluppo. Nel mio tempo libero mi diverto a fare delle sculture e ogni tanto dipingo.                                                                                                                                      Cosi riesco a sfogarmi ed a esprimere la mia creatività .                                              Mi piace crescere e creare

È giunto alla conquista nel 2014 della Stella Michelin. Qual è il segreto del suo successo?

Per dire la veritá la stella l’ho conquistata nel 2007.
Poi per vari motivi l’ho restituita e riconquistata nel 2014.
Sono convinto che il segreto e di amare il proprio mestiere.
Di seguire con cura e passione quello che si fa. Perché chi fá quello che ama, non dovrá mai piú lavorare. Di seguire l’ instinto e di non arrendersi mai. Essere aperti per le diversitá che ci circondano.                                                                      Cucina é vita. Cibo e essenziale…é merita tanto rispetto.

Quali son0 le figure (non necessariamente chef) dalle quali ha tratto ispirazione durante il suo percorso professionale?

Da bambino era mia madre che cucinava nella cucina dell’albero dei mie genitori. Ero affascinato dalla cucina semplice ma tradizionale, piena di sapori, che attirava la gente del paese e riusciva ad riunire le persone a tavola. Era tutto l’insieme che mi piaceva. Questo rito: un buon pasto a tavola
può cambiare il mondo…
Naturalmente crescendo volevo scoprire di più cosi mi sono avviato direzione Belgio. Prima statione Brussel all tre stelle della Villa Lorraine.
Dopo la Francia. Alain Ducasse. Lavorando li si impara a conoscere Escoffier e i suoi discepoli…
Quando poi ho avuto al fortuna di poter lavorare presso L’ Hôtel de Paris e del LouisXV-Alain
Ducasse per me era chiaro..volevo realizzare di più…ma ancora oggi mi lascio ispirare da tanti colleghi. Viaggio, mi riunisco con altri chef..realizzo ogni anno il Gourmetfestival-Alta Pusteria, per sensibilizzare anche le persone per mangiare, capire, assaggiare quello che il nostro pianeta da
ancora di buono.

In che modo il territorio ha influenzato il suo successo ?

Spero tanto. Essendo cresciuto in montagna, naturalmente ho un buon rapporto con il bestiame e la selvaggina. Qui nella mia regione molto presente: cervi, vitelli di ogni genere. Mi occupo del nutrizione e crescita.                                                     Cosi ho una forte collaborazione con i contadini del mio paese, che mi forniscono i migliori prodotti. La mia clientela apprezza la qualità servita.

Veniamo al rapporto tra cibo e immagine. Sappiamo che anche l’occhio vuole la sua
parte. Quando reputa importante coordinare i colori e decorare i piatti perché gli stessi possono definirsi perfettamente riusciti?

L’importanza primaria é l’ armonia dei gusti, naturalmente anche l’occhio deve avere la sua parte.
Non é il mio stile di fare tante decorazione su un piatto. L’armonia gusto e immagine deve essere
un insieme di onesta verso il prodotto stesso.

Le sarà sicuramente capitato di lavorare con un food photographer. Quando conta la sintonia tra chef e food photographer per comunicare adeguatamente l’immagine e di un piatto ?

Se un photographer sà fare il suo lavoro, capisce lui come esprimere e far esaltare al meglio ció che crea lo chef.

Ci sono dei piatti in particolare che preferisce vengano fotografati rispetto ad altri?
No

Che impatto hanno (o hanno avuto) internet, e in particolare i social, nella tua
carriera ?

Devo dire che i social media sono cresciuti negli ultimi anni ed aiutano a farsi conoscere.
Quando ho cominciato a lavorare i social media non esistevano. Io sono ancora di una generazione che ha imparato a farsi conoscere di persona.                Naturalmente ci siamo modernizzati usando anche noi questi mezzi per comunicare. Sono utili ma non essenziali é tante volte anche
molto dannosi per chi non sà gestire informazioni.

In che misura il termine „Tradizione“ si coniuga con il lavoro di uno chef ?

” Tradizione ” é una cosa che si vive ho si ha vissuto. Farà sempre parte di una persona specialmente chi cucina da quando era bambino.                                          Ma comunque non é necessario viverla, altrimenti non si sarebbe sviluppato niente fino ad oggi.

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