Intervista con...Interviste con gli Chef

Intervista a Roy Caceres

Condividi l'intervista

Share on facebook
Share on linkedin
Share on email
Share on whatsapp

Intervista a Roy Caceres

Salve chef! Sono davvero onorato di poterla intervistare,Le va di descriversi in poche righe?

Sono una persona allegra, positiva, appassionata, determinata, avvolte un po testarda, amante del mio lavoro.

Quali sono le figure (non necessariamente chef) dalle quali ha tratto ispirazione durante il suo percorso professionale?

Io cerco di vedere tutto ma poi quando devo creare un piatto cerco di dimenticare tutto e guardarmi dentro per tirare fuori quella diversità unica che ce in ogni uno di noi.

In che modo il territorio ha influenza il suo successo?

Se intendi come ha influenzato il territorio alcuni dei piatti simbolo della mia cucina, ti diro che oltre a cercare di ussare il meglio che trovo intorno a me, alcuni piatti sono nati interrogandomi perche quel determinato piatto piacesse cosi tanto, è il caso del uovo 65° carbonara, mi sono risposto creando non una rivisitazione della carbonara ma una concentrazione della sua cremosità.

Veniamo al rapporto tra cibo e immagine. Sappiamo che anche l’occhio vuole la sua parte. Quanto reputa importante coordinare i colori e decorare i piatti perché gli stessi possano definirsi perfettamente riusciti?

Per me la parte estetica è molto importante, ma come in tutto rimane molto personale, i miei piatti seguono un filo conduttore l’emozione ed per questo cerco di coinvolgere più sensi possibili in primis il gusto poi ce il resto, tra questi il lato visivo. l’armonia dei colori, l’eleganza delle forme mi hanno sempre rapito ed è per questo che nei nostri piatti cerchiamo sempre quel equilibri che mi emozioni.

Le sarà sicuramente capitato di lavorare con un food photographer. Quanto conta la sintonia tra chef e food photographer per comunicare adeguatamente l’immagine di un piatto?

Si certo, ho lavorato con diversi e devo dire che ogni uno ha un proprio approccio personale verso il piatto, io l’affinità con il fotografo la trovo quando anche lui riesce a trasmettermi l’emozione con cui io ho pensato e fatto quel piatto, non è facile ma qualcuno ci riesce.

Ci sono dei piatti in particolare che preferisce vengano fotografati rispetto ad altri?

No, io ho dei piatti difficili da fotografare perché magari dal punto di vista estetico sono meno attraenti vista la loro semplicità apparente, pero se il fotografo è bravo ha anche lui delle idee per esaltare e valorizzare queste caratteristiche.

Che impatto hanno (o hanno avuto) internet, e in particolare i social, nella tua carriera?

Internet penso che sia l’invenzione del secolo, non potremmo fare a meno, mentre i social sono un modo per poter condividere in modo massivo quello che vuoi comunicare quindi sono molto utili se usati con accortezza.

In che misura il termine “innovazione” si coniuga con il lavoro di uno chef?

Dipende dallo chef, io ti posso parlare in modo personale, per me innovare è una necessità, io amo la tradizione, la rispetto perché è parte della cultura di un popolo, pero mi piace guardare avanti, a me piacciono le novità e quindi mi piace proiettarmi in avanti e cercare sempre nuovi stimoli per poter raccontare, e perche no, creare nuove memorie che possano diventare tradizione.

Guarda la galleria fotografica dell'intervista